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Privacy, Regulation & Compliance

Dietro gli schermi: come la Polizia Postale, i giganti tech e gli attivisti in Italia stanno combattendo la violenza di genere online

Pubblicato: 13 Aprile 2026 17:06Categoria: Privacy, Regulation & ComplianceArea: EuropeAutore: AUDITWOLF

Sottotitolo: Mentre gli abusi digitali aumentano, una nuova alleanza tra forze dell’ordine, Silicon Valley e società civile punta a spezzare il ciclo della violenza di genere online.

Era una domenica qualunque nella vivace Galleria Alberto Sordi di Roma, ma dentro si stava svolgendo una rivoluzione silenziosa. Rappresentanti della Polizia Postale, colossi tecnologici come Google, esperti legali e difensori dei diritti dei minori si sono riuniti non solo per parlare, ma per affrontare un’epidemia invisibile: la violenza di genere online. Man mano che il mondo digitale si confonde con la realtà, donne e minori diventano sempre più bersagli-molestie, cyberstalking e la diffusione malevola di immagini intime fanno ormai parte della quotidianità.

Indagare il campo di battaglia digitale

Al centro dell’evento c’era un messaggio netto: la violenza digitale non è solo virtuale-è un indicatore, e talvolta un precursore, del danno fisico. “Ogni tre giorni, in Italia, una donna viene uccisa da un partner o da un ex”, ha esordito la tavola rotonda, sottolineando l’urgenza. Cyberstalking, doxxing e la distribuzione non consensuale di immagini intime sono ormai comuni, agendo come segnali d’allarme precoci-i cosiddetti “reati spia”-di violenze future, talvolta culminando nel femminicidio.

La tavola rotonda, moderata dalla psicologa della polizia Cristina Bonucchi, ha riunito una coalizione senza precedenti. Giancarlo Gennaro, responsabile dell’unità italiana per la protezione dei minori online, ha richiamato il recente Articolo 577 bis-un importante traguardo normativo nell’ambito dell’AI Act italiano. Sebbene la legge fornisca alle autorità strumenti per perseguire gli abusi digitali, Gennaro ha lamentato il divario tra regolazione e realtà: molte vittime, per vergogna o per paura di ritorsioni, non denunciano mai. Un famigerato gruppo Facebook, “Mia Moglie”, è diventato un caso di studio su come i social media possano abilitare la misoginia digitale su larga scala.

Brunella Greco di Save the Children ha evidenziato la normalizzazione di comportamenti tossici online tra i giovani. La condivisione di password e account, spesso scambiata per un gesto di fiducia, può trasformarsi in uno strumento di controllo e sorveglianza. L’avvocata Gabriella Covino ha descritto come stereotipi di genere-come giustificare la violenza come “solo uno schiaffo”-permeino ancora la società italiana, anche tra i più giovani, alimentando cicli di abuso sia online sia offline.

I giganti tech non stanno a guardare. Martina Colasante di Google ha illustrato gli sforzi per deindicizzare e rimuovere immagini non consensuali e per bloccare gli annunci delle app “nudify”-strumenti basati su IA che generano nudi falsi. L’IA di Google, Nano Banana, è programmata per rifiutare contenuti sessualizzati, attenendosi rigorosamente all’AI Act europeo. Eppure, Colasante insiste: solo aumentando la rappresentanza femminile nel settore tech le piattaforme potranno diventare davvero inclusive e più sicure.

Ilaria Delle Vedove di Poste Italiane ha sostenuto il ruolo di una “comunità di apprendimento” nell’era digitale. Attraverso campagne mirate di alfabetizzazione digitale-dai social media ai podcast-sostiene che la prevenzione debba essere intergenerazionale. La Polizia Postale, nel frattempo, ha messo insieme team di psicologi e stretto alleanze con aziende tecnologiche e centri antiviolenza per garantire alle vittime l’accesso all’aiuto, anche tramite portali online.

Conclusione: dalla consapevolezza all’azione

Il messaggio da Roma è chiaro: la violenza di genere digitale è un problema di tutti, e solo un’azione collettiva può arginarne l’ondata. Mentre i confini tra vita online e offline si dissolvono, la lotta per sicurezza e dignità deve essere combattuta su entrambi i fronti. Con leggi, tecnologia ed educazione che convergono, la speranza è che meno vittime soffrano in silenzio-e che l’aiuto sia sempre a portata di clic.

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WIKICROOK

  • Cyberstalking: Il cyberstalking è un comportamento online ripetuto, minaccioso o molesto che invade la privacy e la sicurezza di una persona, spesso causando disagio emotivo.
  • Non: Un’identità non umana è una credenziale digitale usata da software o macchine, non da persone, per accedere in modo sicuro a sistemi e dati.
  • AI Act: L’AI Act è un regolamento dell’UE che stabilisce regole per un uso sicuro ed etico dell’intelligenza artificiale, inclusi standard per sistemi ad alto rischio come i deepfake.
  • De: La de-identificazione rimuove o oscura le informazioni personali dai set di dati per proteggere la privacy, ma futuri progressi potrebbero consentire la ri-identificazione.
  • Alfabetizzazione digitale: L’alfabetizzazione digitale è la capacità di trovare, valutare e usare responsabilmente le informazioni online, incluso riconoscere contenuti digitali fuorvianti o dannosi.