Un workflow basato sulle prove è un processo diagnostico che richiede dati prima che venga enunciata una conclusione. Nella sicurezza informatica, ciò significa raccogliere log, telemetria degli endpoint, tracce di rete, hash, avvisi e dettagli di configurazione prima di nominare la minaccia, la causa principale o il comportamento dell'attaccante. L'obiettivo è mantenere l'analisi falsificabile: ogni affermazione dovrebbe essere collegata a prove osservabili, non all'intuizione o a un'ipotesi plausibile.
Questo è importante perché conclusioni affrettate possono nascondere un vero compromesso, far perdere tempo nella risposta e creare un falso senso di sicurezza. Nella risposta agli incidenti, gli analisti usano metodi basati sulle prove per confrontare ipotesi concorrenti, come phishing, malware, configurazione errata o attività benigna, e poi escluderle con gli artefatti. Anche i difensori usano questo approccio nell'ingegneria del rilevamento, nell'attività di threat hunting e nelle analisi forensi, richiedendo una baseline e prove prima di procedere all'escalation. In pratica, un workflow basato sulle prove riduce il bias di conferma e rende più sicuri gli strumenti di sicurezza assistiti dall'IA, perché devono spiegare quali dati supportano la risposta invece di limitarsi ad essere d'accordo con l'utente.


