Alla 14ª Cyber Crime Conference di Roma, il Gen. Brig. (CC) Giuseppe De Magistris ha inquadrato difesa, Carabinieri, cybercrime e guerra cognitiva nello stesso contesto.
Un intervento a una conferenza di Roma sulla sovranità digitale e la resilienza ha riportato al centro una verità scomoda: la sicurezza può diventare più difficile da gestire quando le organizzazioni continuano ad aggiungere strumenti senza ridefinire le priorità.
Alla 14ª Cyber Crime Conference, Carsten Meywirth del BKA ha descritto come la lotta alle minacce informatiche consista sempre più nell'indebolire le condizioni che ne consentono il funzionamento.
Un intervento a una conferenza a Roma ha acceso i riflettori su come le istituzioni di sicurezza italiane guardano agli attacchi contro i servizi essenziali, dove resilienza, continuità e controllo di reti complesse contano quanto il rilevamento.
Un intervento a una conferenza a Roma ha inquadrato il 2026 come la fine della “fiducia per default” e ha spinto un’idea più rigorosa: la sicurezza deve seguire le dipendenze, non solo i fornitori.
La presenza a una conferenza a Roma ha portato alla ribalta l’European Security and Defence College, ma la storia più profonda è come l’UE stia costruendo resilienza cibernetica attraverso competenze condivise, esperti distaccati e coordinamento istituzionale.
Un intervento a una conferenza a Roma indica una dura verità sulla sicurezza: quando il software può pianificare e agire da solo, la sfida si sposta dall’automazione pura a identità, autorizzazione e contenimento.
Un intervento a una conferenza di Roma ha quantificato un problema in crescita, ma la storia più importante è come gli aggressori possano trasformare sistemi di build, dipendenze e percorsi di aggiornamento in una via nascosta verso software considerato affidabile.
Il phishing a tema PagoPA mostra come fiducia, urgenza e loghi familiari possano essere combinati in una duratura macchina di frode rivolta ai cittadini italiani.
Un intervento a Roma sulla convenzione ONU contro la cybercriminalità ha messo in evidenza l’aspetto più difficile del diritto multilaterale sulla sicurezza: trasformare le firme in procedure utilizzabili per prove, cooperazione e indagini.