Un elenco pubblico delle vittime e un presunto dump da 55 GB evidenziano come il ransomware oggi usi la minaccia di divulgazione, non solo la crittografia, per forzare una risposta.
Un post di estorsione pubblicato e collegato ad Akira solleva una domanda familiare per le piccole istituzioni finanziarie: quanto danno può causare un singolo presunto archivio prima che qualcuno ne dimostri l’autenticità?